giovedì 27 febbraio 2014

INTERVISTA AD ALESSANDRA PASOTTO di Lidia Bertacchi 2014

UN VULCANO DI NOME ALESSANDRA
Pubblicato su QUI Bolzano  il 27.02.2014
Animata dalla voglia di sperimentare nel campo musicale, la cantante e artista bolzanina di adozione Alessandra Pasotto è nata a Cortina d’Ampezzo dove ha vissuto fino all’età di 20 anni. Sposata, con due bambine di 4 e 7 anni, vive e lavora a Bolzano presso l’AEC. Ma la sua vera passione è cantare e recitare. Fa parte di un nuovo gruppo musicale che si chiama Whity Funk, composto oltre che da Alessandra come cantante, da Davide Altieri alla chitarra, da Mirko Frego alla batteria e da Renzo Andreatta al basso. Debutteranno a Laives presso il Social Café StandArt for Poors il giorno 29 marzo dalle ore 20.00 alle ore 22.30.  Il loro repertorio spazia dallo swing al jazz al Pop anni ’80 con arrangiamenti originali per chitarra acustica. Alessandra, che è un’artista poliedrica, si cimenta tra l’altro nella recitazione, insieme all’Associazione West End Company, nel musical “Spettacolo Spettacolare”, già rappresentato al Teatro Cristallo di Bolzano e di cui sono previste  repliche  il 10 e 11 maggio presso il Teatro di San Giacomo, per proseguire poi a Brunico con una replica prevista per l’8 agosto. Sono appuntamenti da non perdere. L’abbiamo già vista cantare con il suo impagabile entusiasmo insieme al  gruppo “Seven Days”  in luglio all’Eurac-Café  e nel mese di settembre in altri due concerti all’Altstadtfest di Bolzano  e all’Open-air  per la festa di quartiere Europa Novacella. Alessandra è una persona molto solare e, nonostante lei consideri la pigrizia il suo principale difetto,  è sempre allegra, dinamica e piena di curiosità per i nuovi percorsi artistici e culturali che le si prospettano.  Pur dedicandosi con amore e impegno alle sue bambine, trova anche il tempo per preparare con la sua band vari pezzi musicali e per fare le prove di recitazione nel musical sopra citato. Il suo più grande rimpianto è di non aver cominciato fin da piccola a studiare canto, cosa che ha fatto invece dai 20 anni in poi.  Il desiderio di perfezionarsi e di comunicare con il pubblico attraverso la musica , insieme al suo gruppo, trasmette l’immagine di una persona estroversa, ma anche in fondo timida, che si mette in gioco con semplicità e riceve gli applausi come un regalo in più.  Per conoscerla meglio le abbiamo posto qualche altra domanda:Qual è il capriccio che non ti sei mai tolta? Interpretare brani jazz impegnativi sarebbe il mio sogno, più che un capriccio! - Qual è il libro che ti ha colpito di più? Sicuramente “Oceano mare” di A.Baricco.- Dove ti piacerebbe di più vivere? Al mare, in un posto naturale e incontaminato. C’è qualcosa che proprio non sopporti? Sì, l’arroganza.- E le qualità che preferisci? In una donna la schiettezza e in un uomo la simpatia.- Quando ti sei sentita orgogliosa di te stessa? Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando sono riuscita a vivere da sola e poi… tutte le volte che vinco la mia timidezza per salire su un palcoscenico o presentarmi al pubblico.- Qual è il tuo motto? “Succedono cose che sono come domande. Passano minuti, anni, poi la vita risponde”(A.Baricco)    
                                                   Lidia Bertacchi

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venerdì 23 marzo 2012

ACQUA - FUOCO - TERRA - ARIA nelle grafiche di Pierina Rizzardi - di Lidia Bertacchi 2012

ACQUA FUOCO TERRA ARIA
pubblicato su Qui Bolzano 22 marzo 2012

Acqua, fuoco, terra, aria sono gli elementi caratterizzanti delle opere grafiche esposte dall’artista bolzanina Pierina Rizzardi in una personale appena conclusasi  presso la galleria  Espace La Stanza di via Orazio a Bolzano. L’artista, laureata in architettura a Venezia e già insegnante di educazione artistica, è nota anche come pittrice e attiva da anni con diverse mostre anche nel circuito internazionale. La Rizzardi ama spiegarsi  attraverso le sue opere, incisioni su tavolette di linoleum (olio di lino + sughero + iuta)  o di legno, lavorate e inchiostrate con una tecnica particolare che fa ricorso alla stampa con il torchio calcografico su rame o zinco. Punti-cardine dell’attività grafica dell’artista che si basa sull’essenzialità della figurazione sono i quattro elementi della natura : acqua, terra, fuoco, aria. In particolare l’acqua è oggetto privilegiato di osservazione per la superficie increspata e vibrante che  nasconde il mistero, per es. nelle numerose immagini del lago di Garda (dove ha vissuto a lungo). La sua arte si gioca tra il fronte figurativo e quello dell’astrazione. Partendo dalle cose che vede, la Rizzardi sperimenta e astrae, trasformando  il fuoco in un contrasto di rosso su fondo nero(foto). Mazzi di fiori astratti sono realizzati su più lastre di diversi colori che combaciano nella fase di stampa, come a rappresentare una lenta ricerca meditativa.  Sul tema dei  quattro elementi ha realizzato anche dei calendari, l’ultimo dei quali nel 2011 dedicato all’aria (inafferrabile come il cielo e il vento) e il prossimo, previsto per il 2015,   sulla quintessenza, il cosiddetto quinto elemento.   Logo della mostra è il gabbiano che si libra in volo su un fondo blu notte: l’immagine originale  stampata  a rovescio secondo la tecnica usuale  della grafica, ha la funzione di comunicare un’impressione dinamica e minimalista di libertà.  Una matrice in legno rivela la doppia prospettiva  di un volto stilizzato che è il ritratto dell’amata figlia. L’anno prossimo  Pierina Rizzardi si ripromette di fare una mostra  di incisioni tutte a colori, mentre quest’anno ha usato soprattutto stampe a incavo in  bianco  e nero assoluto, dove coniuga raffinata manualità ed emozione che diventa immagine astratta.

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CANTARE IL JAZZ CON LE PLEIADI di Lidia Bertacchi 2012

LUCIA TARGA: CANTARE IL JAZZ CON LE PLEIADI 
di Lidia Bertacchi  2012
pubblicato su Qui Bolzano 8 marzo 2012


Lucia Targa ha studiato pianoforte e composizione al Conservatorio di Bolzano, ha conseguito il titolo di docente di didattica della musica e insegna a tutt’oggi educazione musicale  nella scuola media “Alfieri”, dove è responsabile del corrispondente indirizzo musicale. Da molti anni si occupa inoltre della direzione artistica di vari progetti nell’ambito della corale Le Pleiadi, coro misto che esegue ‘a cappella’ brani tratti dal repertorio della musica popolare americana, del jazz e degli spirituals. Il gruppo, fondato nel 1984, è composto attualmente di 18 elementi e cerca di acquisirne di nuovi  tramite un corso di alfabetizzazione musicale e di apprendimento dei pezzi di repertorio delle varie sezioni del coro ( iscrizioni entro il 6 marzo – per informazioni tel. 347-8189704 ).
Abbiamo intervistato la Maestra, Lucia Targa:
Quando e come è nata la Sua passione per la musica?
Fin da piccola mi è stata trasmessa da mia madre un’enorme passione per la musica e in particolare per il canto e ho partecipato a diversi concorsi vocali e a spettacoli.  Dal 1975 , a 19 anni, ho iniziato l’attività di insegnamento  creando il “Piccolo Coro Bolzano” che ho tenuto per 17 anni e con cui ho inciso un disco “Dedicato a”,contenente brani dal genere popolare a 4 voci .
In quale ambito ha poi maggiormente sviluppato la Sua attività?
Con il coro Le Pleiadi ho avuto fin dall’inizio l’idea di creare un gruppo che potesse cantare musica  jazz sudamericana, che è il genere che mi piace di più, senza accompagnamento strumentale, solo a cappella e qui stava la novità, perché di solito si fanno cori di montagna, canti popolari, musica sacra, ecc. In  Italia esisteva poco o niente di questo genere, mentre in America c’era già. Interpretare solo con le voci brani propri di un repertorio così lontano dalle nostre tradizioni, quindi particolari nei ritmi, nelle armonie, nelle scelte timbriche e negli impasti sonori è stata sicuramente una scelta ambiziosa.
Ha partecipato a manifestazioni canore e musicali ultimamente e ha  avuto soddisfazioni e riconoscimenti per l’originalità del gruppo Le Pleiadi?
Sì, abbiamo partecipato a sei-sette concerti da settembre a dicembre 2011, tra cui “100 passi per la vita”, l’apertura dell’Anno Accademico universitario, la Rassegna della Federazione Cori di Bolzano, ecc.,  ottenendo sempre un riscontro positivo da parte del pubblico sia in Italia che all’estero.
Quali requisiti dovrebbe avere un corista?
Essendo il repertorio piuttosto difficile da eseguire, ho sempre voluto che ogni corista sapesse leggere la musica. Solo i fondatori hanno imparato nel corso delle prove, finalizzate  ad apprendere il canto con lo spartito musicale. Nel 1984 sono partita dai Beatles per arrivare al genere latino-americano e jazz con coreografie, tanto che oggi siamo considerati uno showchoire vocalist , perché facciamo anche spettacolo. Un corista oggi deve essere già competente nel leggere la musica e avere la disponibilità all’impegno, perché abbiamo prove 2 volte alla settimana più le uscite in pubblico.
Quale aspetto predilige della Sua attività in campo artistico?
Il piacere di sentire e creare la musica, di creare insieme agli altri e di inventare la coreografia per presentare i brani, che sono elaborati e personalizzati con armonizzazioni proprie. Si tratta di brani di musicisti contemporanei come Gershwin, Desmond, Ellington, Jobim e altri nell’ambito della musica pop e jazz americana. L’improvvisazione e la condivisione del piacere della musica hanno fornito lo stimolo ad andare avanti nella ricerca e a crescere insieme musicalmente. Io ho fatto 37 anni di attività in questo campo!

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giovedì 17 novembre 2011

DONNE IN ROCK di Lidia Bertacchi 2011

DONNE IN ROCK, INTERVISTA ALL'ARTISTA CLAUDIA VASARIN


Cantante/artista bolzanina, Claudia Vasarin ha scoperto la passione per la musica e canta da quando era piccolissima:  calca i palcoscenici della nostra regione  da più di vent’anni. La sua grande duttilità vocale la porta a trovarsi a suo agio sia nel cantare brani della più classica tradizione melodica italiana sia in brani rock in cui si  esprime con la giusta grinta. Attualmente è vocalist dei Rockin’Factory, gruppo rock-blues, con influenze country e folk, che si ispira principalmente alla band californiana  dei Creedence Clearwater Revival. Claudia, frontwoman dalla notevole presenza scenica, costituisce un punto di riferimento imprescindibile per la formazione. La ricordiamo inoltre come protagonista di una commedia scritta da G. Bombonato e di un musical rappresentato al Carambolage, oltre che autrice di due brani del Cd “Il Diario del Capitano Achab” registrato con i Game Over.

La cosa che mi piace di più di me stessa?
La voce, ovviamente!
Il mio principale difetto.
La puntigliosità e la voglia di avere sempre tutto in ordine.
La volta che sono stata più felice.
Quando mi hanno fatto cantare per la prima volta su un palco all’età di 4-5 anni come mascotte al Coro degli Alpini.
Da bambina sognavo di diventare…
Una ballerina o una cantante, comunque un’artista.
L’errore che non rifarei.
Quello di tirarmi indietro se mi fanno un’offerta nel campo artistico pensando che sia meglio un posto ‘sicuro’. Vorrei invece seguire la strada dell’arte, cioè del cuore.
La persona che ammiro di più.
Mina.
Un libro che porteresti su un’isola deserta?
La saga di “Twilight” di S.Meyer  oppure “La salute della farmacia del Signore” di M. Treben, per unire l’utile al dilettevole.
Il capriccio che non mi sono mai tolta.
Passare una serata da mille e una notte.
La mia occupazione preferita
Cantare cantare  cantare…quando canto mi sento dentro un’energia enorme, come un vulcano!
Il paese dove vorrei vivere
Tenerife.
Il colore che preferisco
Il bianco, perché indica purezza, ma racchiude in sé tutti i colori dell’arcobaleno.
Il mio piatto preferito
Il pesce in tutte le salse.
Nel mio frigorifero non manca mai…
L’insalata e le verdure in genere.
Il mio musicista preferito
Senz’altro Mina, è un modello per me.
Il mio pittore preferito
Max Radicioni.
Del mio aspetto non mi piace…
Fino a poco tempo fa avrei voluto essere più androgena, ma ora ho scoperto che la mia femminilità e le mie rotondità tutto sommato non mi dispiacciono più.
Non sopporto
Le persone arroganti, invidiose e presuntuose.
La qualità che preferisco in un uomo
La schiettezza, la dolcezza e la serietà.
La qualità che preferisco in una donna
La lealtà.
La mia paura maggiore
Non essere riuscita a fare tutto quello che mi sono prefissata di realizzare.
Il giocattolo che ho amato di più
Il mio primo orsacchiotto tutto spelacchiato…
L’oggetto a cui sono più legata
Il mio microfono.
Mi sono sentita orgogliosa di me stessa quando…
Quando sono arrivata tra i primi 5 al concorso “Una voce per Sanremo”.
Per un giorno vorrei essere
Una cantante famosissima.
Dove mi vedo fra dieci anni
Comunque sempre su un palco! Il mio pensiero è quello di riuscire a cantare tanto quanto Tina Turner!
Se fossi un animale sarei…
Un gatto
Il mio motto
Ringraziare sempre l’universo, Dio, per tutto quello che mi dà giorno per giorno.

Lidia Bertacchi 

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martedì 18 ottobre 2011

IL RISVEGLIO DELLA CREATIVITA' ATTRAVERSO PRE-TESTI - ANALISI E METODOLOGIA di Lidia Bertacchi 2011

IL RISVEGLIO DELLA CREATIVITA’ ATTRAVERSO  PRE-TESTI   
“IL DISEGNO ONIRICO COME CHIAVE INTERPRETATIVA DI TESTI LETTERARI  E NON" di Lidia Bertacchi 2011             
                      
OBIETTIVI  E  MOTIVAZIONI

L’obiettivo che si intende raggiungere è aprire i canali  della creatività, che in qualche modo risultano sommersi, attraverso metodologie nuove, soprattutto per una scuola superiore: ricorso all’immagine, al disegno onirico, uso di un sottofondo musicale adeguato all’argomento da trattare, adozione di una situazione di rilassamento, alternativa al normale svolgimento della classica lezione in un clima spesso di tensione o di noia…
Il primo incontro della classe con il prof. Galasso è avvenuto in III, partendo da un passo tratto dalla Divina Commedia di Dante: il canto di Ulisse. Si è tentato un approccio diverso alla letteratura, allo scopo di rendere accessibile a tutti (trattasi di ragazzi di 16 anni di madrelingua tedesca) l’avvicinamento a un mito così complesso e nello stesso tempo sfruttato.
L’interazione con il gruppo –classe, tramite l’auto-osservazione e l’auto-analisi, ha dato risultati insperati. L’entusiasmo e l’impegno dimostrati dagli alunni di fronte a nuove proposte didattiche dimostrano che alternare le usuali metodologie con esperienze multisensoriali è utile e necessario per risvegliare l’interesse e la creatività dei discenti. La traduzione nella didattica dei metodi LEA ha rivelato potenzialità insospettate e ha provocato alcuni cambiamenti nelle dinamiche di classe, favorendo il confronto costruttivo, la collaborazione e la scoperta dell’altro.
L’esperienza di disegno onirico e scrittura creativa con il prof.Galasso è stata integrata  proponendo agli alunni testi ad hoc, come “La metamorfosi” di Kafka, alcune poesie di Ungaretti e futuriste dove compare la sinestesia, alcuni racconti natalizi (Tarchetti, Pirandello) in cui il Natale è visto in modo diverso. Per quanto riguarda la valutazione complessiva di ciò che è stato fatto si rimanda al relativo capitolo.

FINALITA’ GENERALI
La presente ricerca non è stata fatta assolutamente a fini di inquadramento “psichiatrizzante” e neppure meramente nosografico. Ciò comporterebbe una visione puramente statistica e classificatoria delle persone, che dovrebbe essere estranea alla dinamica del processo educativo, ma anche, a maggior ragione, all’inizio stesso del processo in questione. Ecco perché, al contrario, i dati in questione vengono offerti per un’applicazione ulteriore da parte di altri/nuovi insegnanti, non necessariamente solo di materie dell’ambito linguistico-letterario, ma non in chiave precipuamente statistico-quantitativa, quanto invece di valutazione, quindi in senso eminentemente qualitativo.
Per l’insegnante ciò può anche significare avere a disposizione una valutazione ulteriore della personalità del discente, che eventualmente potrà contribuire ad un’altra valutazione didattica, di tipo formativo e non invece meramente sommativo.

Dal punto di vista del discente invece, approcci come quello del “mito come risveglio dell’intuizione” (in gradi inferiori della scolarizzazione “ la fiaba come risveglio dell’intuizione”) con conseguente applicazione del disegno onirico e potenzialmente della drammatizzazione (psicodramma solistico) comporteranno un’altra via d’approccio al testo, non più solo meramente logico-deduttivo, “corticale”, “razionalistico”, risvegliando invece altre forme di intelligenza quali l’approccio intuitivo, quello creativo-artistico e musicale. In realtà, a ben vedere, dunque, l’interazione tra discente e docente si realizza proprio nella comune modalità di ricerca di altri strumenti per approcciare il testo letterario,in altri casi, eventualmente, altri ambiti disciplinari. Una ricerca che, appunto, rifacendosi anche alle ricerche gardneriane e golemaniane  sui “tipi di intelligenza”, ai progressi delle neuro scienze e al rinnovamento totale della modalità didattico-cominicative, è certamente un continuo e mai concluso “ work in progress”, ma una modalità ineliminabile di comunicazione-interazione nuova nel panorama scolastico.   

1) Brain Storm (allegati, breve testo su speranze, aspettative, paure e limiti nella vita > cfr. Colonne d’Ercole)

Tutti gli imput proposti partono dal testo (Il canto dantesco XXVI° dell’inferno) e in qualche modo vi ritornano, ma sono strutturati in forma nuova e prudentemente attualizzati.

Esiste un metodo ben definito dal punto di vista sia epistemologico che pratico, raccolto nel libro “La fiaba come risveglio dell’intuizione” di A.Bermolen – M.G. Dal Porto, Roma Edizione  Magi, 2002,  che cerca non tanto di decostruire la fiaba, quanto di ri-costruirla e ri-contestualizzarla. Il lavoro, che si richiama in modo non dogmatico e non assolutizzante alla psicologia del profondo di Jung, cerca di far trovare ad ogni partecipante una propria via d’accesso e di rielaborazione della fiaba (cfr. “Il cavaliere dall’armatura ossidata”).
Ciò si realizza attraverso una forma di Brain Storm, ovviamente ad hoc; in seguito si propongono dei viaggi immaginari ad occhi chiusi e in condizioni di rilassamento (inspirazione – espirazione profonde), in posizione comoda; si tratta per quest’ultimo aspetto, di una condizione ideale spesso non raggiungibile per esempio in un’aula scolastica. 

Dopo il viaggio immaginario, servendosi di un sottofondo musicale tenue e non cantato (preferibilmente musica barocca o comunque sinfonica e new age), la persona è invitata a ricostruire individualmente le proprie ‘vie oniriche”: ciò avverrà o in forma scritta (una breve prosa, una poesia oppure semplicemente parole chiave) oppure anche in forma grafica (disegno a pastelli).

Dopo queste fasi che cercano di emblematizzare simboli e personaggi particolarmente significativi, segue una fase di riflessione nel gruppo, a partire sia dalle esperienze dirette sia dalle successive riflessioni dei partecipanti.
Movendo da questo metodo ma adattandolo ad una situazione didattica diversa, quale quella del mito - del resto la fiaba o attiene alla costellazione del mito o comunque vi si riferisce -  ho cercato di adattare il metodo stesso con alcune correzioni necessarie, ad un tema specifico e quindi ad un’ unità didattica particolare, nonchè all’età (16/19 anni) e al livello culturale (medio-basso) dei discenti.

Allego gli elaborati a partire dal brain storm.

INDICATORI PER LEGGERE  LE PRODUZIONI GRAFICHE:
a)  il segno: importanti sono incisività e pressione della matita e dei pastelli che    devono essere abbastanza consistenti, senza però arrivare a bucare il foglio (in questo caso si può manifestare una tendenza aggressiva). Se il segno è troppo tenue ci può essere una tendenza a ritrarsi o all’introversione. Se i segni si affastellano, può prevalere una sorta di caos interiore oppure la volontà di dire molte cose in un lasso di tempo breve (tratto di fondo = indecisione).
La dimensione prospettica è una dimensione d’armonia e di equilibrio.

b)  Il colore: il rosso esprime la passionalità, ma anche l’aggressività. Se è dominante, può esserci una forte pulsione aggressiva.
Il blu (pendant del rosso), nelle sue varie tonalità, è il colore dell’armonia e quello dell’ancoramento e della sicurezza (risvolto negativo > necessità di ancorarsi troppo stabilmente a qualcosa – colore dell’inconscio come l’acqua (cfr. Jung)

Il giallo rappresenta il sole, la luce, la luminosità ( risvolto negativo > se omnipervasivo, può essere un eccessiva ricerca di equilibrio).
Il verde, tradizionalmente colore della speranza, ma anche della natura e a tratti della sensualità, comunque della libertà. Se è un verde molto acceso, può sconfinare in tendenze aggressive.

Bianco e nero, i cosiddetti non-colori, rappresentano rispettivamente la purezza  ( può identificarsi però in una ricerca eccessiva di purezza) e la dimensione notturna, infernale  e anche distruttiva e autodistruttiva, ma anche l’elemento di rottura.
Il grigio come colore liminale tra bianco e nero è corrispondente alla dimensione dell’indecisione.

I colori intermedi come l’arancione e il marrone sono abbastanza emblematici: l’arancione rappresenta la ricerca di felicità e di istintività; il marrone è la dimensione sia sensuale ( rapporto con le feci) sia aggressiva.
Il viola è il colore della ricerca e della trasgressione.

Se un colore inferisce nel disegno complessivo o sporca altri colori prevale una dimensione conflittuale. 

c)  Le forme (in particolare quelle geometriche in quanto archetipiche) hanno una valenza importante.  Il quadrato esprime un’ eccessiva ricerca di stabilità, cosa che vale solo in parte anche per il rettangolo, specie se è posto in senso orizzontale. Il rombo è la dimensione della ricerca e della scoperta. Il triangolo è la dimensione dell’armonia, in specie familiare (cfr. Trinità). Talora può esprimere un eccessivo attaccamento all’armonia. Se il triangolo e i suoi lati tendono decisamente verso l’alto, prevale la dimensione metafisica e mistica. Il cerchio rappresenta la perfezione o la ricerca di essa (cfr.Cusano). Se però il cerchio tende a diventare dominante, vi è qualche problema legato ad un’ansia di perfezionismo. Il trapezio rappresenta una certa confusione, ma anche l’aspirazione al cambiamento. La spirale è la ricerca del nuovo, la volontà di trasformarsi: quella involutiva (che si rimpicciolisce) è un fenomeno regressivo, di autocompressione. Ovale e losanga sono elementi materni. Le forme irregolari non sono sempre indice di disordine, ma talora esprimono il desiderio di modificare la propria condizione e la realtà.

d)  Quanto all’uso del foglio, la parte inferiore corrisponde all’inconscio (cfr. i casi in cui gran parte del foglio è occupata dalla parte inferiore che tende a proiettarsi verso l’alto), mentre la parte superiore è corrispondente al sogno, alla trascendenza. La parte sinistra del foglio è prevalentemente corrispondente alla dimensione materna, quella destra a quella paterna. E ancora la parte sinistra corrisponde al passato e al ricordo, la destra al futuro e al progetto. La simmetria di per sé è indice di armonia, se è eccessiva è un sintomo di insicurezza profonda.

e)  Alcuni elementi emblematici: per es. il sole  esprime ancoramento, sicurezza e capacità di irradiare positivamente; il mare e l’acqua esprimono l’elemento inconscio e talora il pericolo, la soglia di rischio. L’albero esprime il radicamento. Se manca una linea di terra può esserci uno sradicamento della personalità. Gli animali, in particolare pesci e uccelli, esprimono la libertà, mentre la figura umana corrisponde al proprio posto nel mondo, il proprio ruolo o i rapporti familiari.

Per la produzione scritta, un peso lo ha sicuramente la scrittura (cfr. grafologia), anche l’ordine in cui il testo scritto si colloca nel foglio, ma anche l’impostazione del testo. Interessante è cogliere fino a che punto la persona immetta direttamente le proprie esperienze personali o tenda invece a generalizzare. Il parlare di sé o il non voler parlare di sé è la dicotomia.

Interessanti poi possono essere le ricorrenze e le ripetizioni, nel senso di tema forte e necessario (un’urgenza della persona).

INTERPRETAZIONI DEL DISEGNO ONIRICO
Immaginare un paesaggio marino piacevole
a)  Data la consegna, c’è una sostanziale aderenza alla consegna ma a parte la prevalenza della parte inferiore del foglio (prevalgono ragioni inconsce su quelle consce), c’è una sostanziale non-occupazione di tutto il foglio (nonostante le  apparenze).
La parte destra è più carente ed emergono delle minacce di cui una è lo squalo (dimensione del padre, del maschile) – area del sociale (problemi nell’infanzia). Ci sono al centro del foglio degli elementi di rottura che possono segnare una disarmonia nel periodo che sta vivendo. L’elemento fuoco rappresenta una fase di passaggio, il volersi mettere alle spalle qualcosa.

b)  Linea di terra presente e un inquadramento generale c’è, però prevale la dimensione inferiore ( quella dell’inconscio e dell’infanzia); si osserva uno stacco tra la parte sinistra e la parte destra, segnata da accentuazioni cromatiche con un picco nell’onda piena di denti (la minaccia che incombe sulla barca potrebbe simboleggiare un trauma che si è creato nell’infanzia) e proviene dalla parte paterna.
La parte materna è più equilibrata presenta un innalzamento progressivo (ascesa dell’età) con alcune minacce (il colore nero degli ometti che hanno un corrispettivo nelle sedie a sdraio). Una notevole parte del foglio rimane non occupata sia nell’area famigliare che in quella sociale. Anche il sole, che dovrebbe rappresentare la speranza nel futuro, è minacciato da gabbiani neri che incombono.

c)   Manca la linea di terra e manca una cornice, ovvero un’ inquadramento del foglio. Viene occupato tutto lo spazio (elemento di armonia della personalità). Decisamente dominante è la parte inferiore (pulsioni inconsce molto potenti, molto forti e continuano ad essere tali, con la caratteristica dell’indeterminatezza: infatti si nota un cromatismo sporco e sfumato). Ci sono elementi di positività come le palme e il sole che fanno parte della dimensione materna, a destra dalla parte paterna predomina il senso di libertà. Tuttavia sulla pace e sulla libertà incombono degli interrogativi ( i gabbiani grigi). 

d)   C’è la linea di terra, c’è la cornice, il disegno è abbastanza armonico.  Le noci di cocco sono elementi che indicano speranza nel futuro. La palma pendente indica una stonatura, un relativo scompenso fra la parte materna e quella paterna: la prima pare essere soccombente, quella paterna è più solida, estesa e distesa. In complesso il quadro è sicuramente armonico.

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giovedì 22 settembre 2011

LE AVVENTURE DI UN LUPO PARTICOLARE - di Lidia Bertacchi 2011

E’ IN VIA DI RISTAMPA IL LIBRO "LUPUS GIAMPI"
favola metropolitana on-line
di Tiziano Astolfi  e Lidia Bertacchi 
originale favola contemporanea per adulti e non
(Armando Editore Roma)

Quella che coinvolge LUPUS GIAMPI è un’originale favola metropolitana su più livelli di lettura, indirizzata anche ai più piccoli ma soprattutto ai loro genitori per farli riflettere sul senso delle cose. La scelta di scrivere e rielaborare  questa favola, che è un percorso formativo nella costruzione dell’identità individuale, deriva dalla convinzione acquisita che il messaggio che si vuole comunicare sia fondamentale: tramandare le proprie conoscenze è una missione che va intesa come un “atto d’amore” (per citare Humberto  Maturana, lo scienziato cileno che nel 1993 ha tenuto a Bolzano un ciclo di interessanti conferenze sulla conoscenza e sull’educazione). La  fiaba, che offre un’interpretazione meta-logica del reale, attraverso le metafore appunto, ha una funzione costruttiva perché distrugge dogmi e certezze, delinea nuovi paradigmi ed interpretazioni della realtà al di là di quelli riconosciuti dalla logica comune, insinua il dubbio, travolge l’abitudine a dare per scontati certi dati acquisiti , mette in forse i meccanismi stessi del conoscere.  La fiaba “Lupus Giampi” crea un mondo in cui le “coordinate reali” sono sostituite da altre, secondo criteri che è il narratore stesso a definire. Si crea un mondo carico di “emozioni”, che serve alla trasmissione di valori e non di verità, un mondo della soggettività, dove esiste uno spazio di libertà nel quale è possibile ascoltare se stessi e l’altro o il proprio alter-ego, per progettare e progettarsi.
La narrazione, con la sua essenza teatrale fondata sul gioco e sulla finzione come strumento di accesso al simbolico e all’interiorità, consente di elaborare le esperienze e di riflettere sul vivere quotidiano, per trovare una propria identità, un senso nella vita. Ed ecco che il protagonista bizzarro, curioso e fuori dalle righe di questa favola metropolitana agisce in un suo mondo ‘altro’ e improbabile e approda alla consapevolezza che utilitarismo e amore si contrappongono sulla via della conoscenza, che deve essere vista non come trasmissione di nozioni, ma come donazione della parte più elevata di sé, per libera scelta. Lupus Giampi capisce infine che conoscenza significa prima di tutto riconoscere i propri limiti e saper guardare in se stessi e diventa ansioso di trasformare in amore le sue scoperte e di stabilire nuove relazioni interpersonali.
                                                               Lidia Bertacchi

                               http://www.armando.it/cms/sito/prodotto.asp?id=103 

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lunedì 19 settembre 2011

IN ARMONIA CON IL PROPRIO CORPO - di Lidia Bertacchi 2011

INTERVISTA A RAFFAELLA VANZETTA

Progetto “Forti in movimento”
per donne in sovrappeso - Benessere interiore in armonia con il proprio corpo

Il Centro per i Disturbi del Comportamento alimentare organizza, in collaborazione con la fondazione Vital, un progetto sperimentale di 11 incontri, tra il 4 ottobre e la fine di gennaio, a cui potranno partecipare 15 donne con un Indice di massa corporea compreso tra il 26 e il 35. Il progetto sarà guidato da Raffaella Vanzetta, pedagogista con una formazione in psicoterapia in Austria, da un’esperta laureata  in scienze   dell’alimentazione, da una laureata in educazione fisica  e da un’ulteriore esperta nel facilitare esperienze di gruppo con persone in sovrappeso. Abbiamo intervistato, per saperne di più, una delle promotrici del progetto, Raffaella Vanzetta.

A chi si rivolge il Progetto “Forti in movimento”?
Alle donne che da anni passano da una dieta all’altra spesso senza risultati e si rassegnano ad essere frustrate e discriminate da una società che idealizza la magrezza e che le fa sentire inadeguate o poco gradite.

In che cosa consiste la novità del vostro metodo?
Accompagnamo le donne partecipanti al gruppo a cambiare il proprio stile di vita, basandosi su un’alimentazione sana che si addica al loro caso, sul movimento e sull’accettazione psicologica di sé. Imparare ad accettarsi adesso e a volersi bene indipendentemente dall’ago della bilancia o dallo specchio è l’obiettivo principale che ci si pone. Alla ricerca di un benessere fisico, ma soprattutto interiore, le donne si incontreranno in gruppo settimanalmente per fare insieme diversi tipi di movimento (passeggiate, fitness, aquagym, biciclettate, danza, ecc.), supportate da un’esperta, e per parlare di uno stile alimentare sano e riflettere sul proprio rapporto con il cibo, cercando di capire quali sono i freni psicologici e le motivazioni che inducono a mangiare per calmare lo stress.
Per aumentare le risorse individuali, ogni partecipante può farsi accompagnare da una persona di fiducia (un’amica, una sorella, la mamma, il marito, il compagno), che sarà presente al primo incontro e sarà disposta ad incoraggiarla e a sostenerla durante il percorso non sempre facile. Sarà necessario  infatti integrare con un’ulteriore attività fisica settimanale, da svolgersi in famiglia, da sole, in compagnia di amici, per abituarsi ad inserire il movimento nella quotidianità.

Come fare per avere ulteriori informazioni o iscriversi?
Martedì 13 settembre 2011 -  alle 19.30 all’Eurac  ci sarà una serata informativa su tutti gli appuntamenti oppure si può contattare l’INFES – Via Talvera 4 - dalle 9 alle 12,30 e dalle 14,30 alle 16,30.                     
                                                             
                                      Lidia Bertacchi