INTERVISTA A GIULIANO BRANCALEONI
Artista bolzanino di stampo surrealista e di origine veneta, Giuliano Brancaleoni è un personaggio da conoscere (e riserva molte sorprese). Ha viaggiato per studio in Italia, in particolare a Venezia e Firenze, dove si è laureato nel 1978 nello studio del restauro su tela, in Francia, Svizzera, Germania, Austria, Spagna e ha esposto le sue opere in molte sedi internazionali. In Kenya ha realizzato 800 mq di affreschi su temi biblici, finanziato dalla diocesi di Padova.Nella primavera 2008 l’abbiamo incontrato all’Eurac nel corso della mostra personale ‘Mutazione e trasformazione’, dove si poteva cogliere la sua propensione a trasfigurare la realtà in sogno, il conscio nell’inconscio, rappresentando in colori caldi e intensi forme imprevedibili, visioni enigmatiche e misteriose.
Giuliano, in che modo ti sei avvicinato per la prima volta alla pittura?
A 5-6 anni e ho avuto come maestra di acquerello Gina Jaworsky.
Cosa sognavi da bambino?
Di diventare un grande pittore. Sebbene fossi affascinato dallo scultore Antonio Canova della mia terra d’origine, mi sono dedicato alla pittura, affrontando temi sociali.
Quali sono le tue fonti d’ispirazione, i tuoi riferimenti?
Willi Valier (un grande artista altoatesino informale) mi ha chiesto di aiutarlo a comporre i suoi fondi: dalla forma cercavo di trovare la ‘non-forma’ , dal reale al surreale…. Magritte e Dalì.
Come nasce un tuo quadro, un’ opera d’arte?
Dalle macchie di colore, come un fauno lavoro sul colore, inserisco delle figure e trovo il segno, in modo istintivo e attingo dall’inconscio. Come in un sogno, rimane una traccia, un’ impressione.
Cosa ci puoi dire di te stesso? Qualità e difetti…
Provengo da una famiglia di artisti, credente, non bigotto.
Il tuo motto…
Non invidio nessuno e mi piace parlare chiaro.
Quali progetti per il futuro? Prossime mostre?
Parigi, non sono convinto che l’Alto Adige mi capisca.
Lidia Bertacchi
Lidia Bertacchi
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